fattori di rischio

 

Modificando alcune abitudini di vita ‘scorrette’ ed affidandosi alle indicazioni terapeutiche del medico, è possibile mettere in atto una completa ed efficace prevenzione cardiovascolare così da ridurre il rischio cardiovascolare globale

 Anche chi non si sia mai occupato di questo problema, non abbia corretto i propri fattori di rischio come avrebbe dovuto o abbia assunto per molti anni dei comportamenti che hanno aumentato il suo rischio di ammalarsi, può comunque agire modificando questi fattori sfavorevoli per ridurre il suo rischio cardiovascolare. Tutto ciò è valido soprattutto nel caso in cui non si sia avuta alcuna manifestazione di malattia...  Per queste ragioni è importante conoscere i fattori di rischio che possono essere modificati tramite un cambiamento di certe abitudini oppure consultando il proprio medico che deciderà se e come intervenire.

 

I singoli fattori di rischio

I fattori di rischio cardiovascolare sono rappresentati da tutte quelle condizioni proprie di ciascun individuo che aumentano in qualche maniera la sua probabilità di avere una malattia del cuore o dei vasi

Ci sono fattori di rischio - costituzionali - non modificabili:

 

1.      l'età: il rischio aumenta con l'aumentare degli anni perché il tempo "usura"  la pompa cardiaca e il sistema vascolare; un uomo di 80 anni ha un rischio cardiovascolare ovviamente superiore a quello di un ventenne (a meno che il ventenne non abbia, però, altri fattori di rischio, ad esempio una malformazione cardiaca congenita).

2.      il sesso: i maschi hanno, a parità di altre caratteristiche, un rischio cardiovascolare superiore rispetto alle donne (in età fertile), cioè si ammalano di più di cuore. Questo fatto deriva da diverse ragioni la più importante delle quali è l'effetto protettivo esercitato dagli ormoni femminili, gli estrogeni, su cuore e vasi. Tuttavia anche le donne dopo la menopausa la probabilità di ammalarsi è simile a quella degli uomini

3.      La familiarità: a presenza di malattie di cuore nei genitori, nei fratelli o nei parenti stretti è un po' lo specchio delle proprie caratteristiche genetiche, va però sottolineato che la predisposizione ad ammalarsi può anche non essere stata trasmessa dai propri antenati o, anche se è stata effettivamente ereditata, non è necessariamente destinata a manifestarsi in quell'individuo... si tratta sempre di un fatto probabilistico!

 

Ma ci sono anche fattori di rischio che sono invece "modificabili". Sono i più importanti perché si può agire su di essi adottando provvedimenti idonei che permettono di prevenire, ritardare la comparsa della malattie, attenuarne la gravità e le conseguenze. Alcuni di questi fattori di rischio sono abitudini nocive di vita, altri sono invece delle condizioni patologiche, spesso asintomatiche, quindi difficili da individuare se non le si va a cercare, che l'individuo sviluppa prima della comparsa della malattia cardiovascolare. I principali fattori di rischio modificabili sono i seguenti:

1.   Pressione sanguigna alta (= ipertensione arteriosa): vasi sanguigni dei soggetti ipertesi possono essere immaginati come tubi che trasportano un flusso di liquido superiore a quello per il quale erano stati progettati. Si formano turbolenze e vortici che possono deformare e rompere le pareti dei vasi. Il cuore che spinge il sangue nei vasi ad alta pressione deve lavorare di più, spendere più energia e col tempo (è, non lo dimentichiamo, un muscolo, in questo caso sottoposto ad uno sforzo continuativo) si ingrosserà e deformerà finendo col diventare a sua volta meno efficiente. L'ipertensione è un fattore di rischio subdolo perché è asintomatico ma la misurazione della pressione è facile e alla portata di tutti e non andrebbe omessa. In caso di riscontro di elevati livelli di pressione arteriosa è opportuno affidarsi al proprio medico per impostare una corretta terapia.

2. Fumo: il fumo di sigaretta aumenta notevolmente il rischio di malattie cardiovascolari, specialmente delle arterie che irrorano il cuore, tale effetto negativo è particolarmente evidente nei soggetti giovani che sarebbero in generale meno predisposti a questo genere di patologie.

3. Sovrappeso o obesità: che spesso si associa ad abitudini di vita sedentarie... il cuore e i vasi devono portare sangue ad una massa corporea maggiore e fare più lavoro che li affatica; i soggetti in sovrappeso hanno maggiore probabilità di sviluppare iperglicemia, diabete mellito franco, ipercolesterolemia ed ipertensione arteriosa. Una dieta equilibrata, unitamente ad un'attività fisica adatta alle condizioni personali di ciascuno possono essere di grande aiuto non solo per perdere con gradualità e buon senso i chili in eccesso ma anche per ridurre l'entità degli altri fattori di rischio eventualmente associati.

4. Alti livelli di colesterolo nel sangue ( = ipercolesterolemia): l'obiettivo ideale per la colesterolemia totale è stato portato recentemente a 190 mg/dl. Devono anche essere tenuti in considerazione i livelli della frazione di colesterolo LDL che rappresenta il colesterolo che tende a depositarsi e a danneggiare le pareti dei vasi sanguigni (il colesterolo "cattivo") e che dovrebbe idealmente essere al di sotto dei 115 mg/dl. Il colesterolo HDL è invece la frazione del colesterolo destinato ad essere eliminato efficacemente dal nostro organismo e per questo alti valori di HDL hanno una funzione protettiva (il colesterolo "buono"). Per la correzione dell'ipercolesterolemia si può attualmente ricorrere non solo ad espedienti dietetici ma anche a terapie farmacologiche efficaci dietro consiglio del proprio medico curante.

5. Diabete mellito: alti livelli di zuccheri nel sangue fino allo sviluppo del diabete mellito possono danneggiare gravemente nel tempo il sistema vascolare ed aumentare il rischio di malattie del cuore e del sistema vascolare. Un efficace controllo della glicemia è uno dei principali obbiettivi della prevenzione cardiovascolare nel diabete e deve essere perseguito con la dieta, la riduzione del sovrappeso, che spesso è presente nei soggetti che sviluppano intolleranza agli zuccheri oppure, se queste misure non risultano sufficienti, facendo ricorso ai farmaci detti appunto "ipoglicemizzanti" che devono essere assunti sotto stretta sorveglianza da parte del medico.

6. Sedentarietà: uno stile di vita sedentario rappresenta anch'esso un fattore di rischio per malattie cardiache. L'attività fisica è infatti in grado di migliorare il controllo dei livelli di colesterolo, il diabete e l'obesità e, in alcuni soggetti, può anche ridurre i livelli di pressione arteriosa. L'esercizio fisico deve essere praticato con regolarità e in tal caso appare importante come fattore protettivo, anche se si svolge un'attività di intensità moderata; l'allenamento individuale potrà poi ovviamente consentire di aumentare il livello delle proprie prestazioni a seconda delle proprie condizioni fisiche. Le calorie assunte con il cibo possono essere utilmente bilanciate da 30-60 minuti di attività fisica quotidiana.

7.   Una dieta scorretta: l'abitudine a mangiare cibi molto ricchi di lipidi, e in particolare ricchi di grassi saturi e di colesterolo, a condire abbondantemente gli alimenti, a cuocere il cibo mediante frittura, ecc. favorisce l'insorgenza di malattie cardiovascolari in quanto provoca un aumento del colesterolo nel sangue. Un eccessivo apporto di calorie con l'alimentazione è, inoltre, alla base della stragrande maggioranza di casi di sovrappeso e di obesità. L'abitudine a salare molto gli alimenti può anch'essa essere nociva, in quanto è stata associata ad un aumento della pressione arteriosa.

Qualche precisazione a proposito dello STRESS... La risposta di ciascuno di noi allo stress può entrare indirettamente in gioco, nel modificare il rischio di un individuo di sviluppare una malattia cardiovascolare: sotto stress si tende a mangiare di più, a fumare di più, ad avere la pressione più alta… Bere una quantità eccessiva di alcool può aumentare la pressione, aumentare i grassi nel sangue e favorire l'obesità... non così un moderato consumo di alcool.

 

Consigli pratici per i pazienti

 

·        Rivolgetevi al vostro medico curante per chiarire con lui quali sono gli interventi utili nel vostro caso per ridurre al minimo il vostro rischio cardiovascolare assoluto

 

·        Smettete di fumare, se avete questa abitudine, anche in questo il vostro medico può darvi una mano.

 

·        Se siete in sovrappeso cercate di perdere i chili di troppo in maniera sensata e graduale, evitando diete estreme o incongrue che, anziché proteggerlo, possono danneggiare il cuore, eventualmente chiedendo consiglio al medico

 

·        Se avete abitudini sedentarie, cercate di praticare invece un po' di attività fisica regolare, in maniera non aggressiva, per esempio camminate una mezz'ora ogni giorno oppure pedalate in pianura... senza eccedere con sforzi eccessivi che possono invece risultare dannosi

 

·        Misurate la pressione arteriosa, meglio a casa vostra per poterla misurare "a riposo", vale a dire dopo essere rimasti seduti o sdraiati per 5-10 minuti, in modo da non risultare falsamente ipertesi. Se così facendo i valori di pressione risulteranno superiori ai valori desiderati sarà bene rivolgervi al proprio medico.

 

·        Se non avete mai fatto esami del sangue o se sono trascorsi molti anni dall'ultimo controllo (per esempio se li avevate fatti per la visita di leva...) forse sarebbe il caso di parlarne con il vostro medico che sarà certamente disponibile a richiedervi gli esami necessari. Qualora dagli esami risulti che il vostro controllo sugli zuccheri o sui grassi nel sangue non è propriamente ottimale il vostro medico potrà utilmente indirizzarvi sul da farsi.

I consigli, lo avrete notato, sono molto semplici da attuare ed anche gli esami da effettuare per avere un'idea del vostro rischio cardiovascolare globale sono molto pochi. Se da queste indagini risultasse qualche valore fuori dalla norma potrete poi approfondire tali indagini con l'aiuto del vostro medico.

 

 

APPROFONDIMENTI SUI FATTORI DI RISCHIO

1. Ipertensione

L'aumento della Pressione arteriosa oltre i valori di 140/80 mmHg (Ipertensione arteriosa) è frequente e purtroppo poco curata. Chi ne è affetto abitualmente non accusa nessun disturbo per cui spesso non sa di averla o quando gli viene riscontrata è restio ad iniziare un trattamento difendendosi col dire:"perche' devo cambiare stile di vita o assumere farmaci se sto bene?

È un ragionamento superficiale e infondato anzi, decisamente sbagliato!
Infatti un PA diastolica o sistolica elevata è un fattore di rischio per ictus, IMA e insufficienza cardiaca e renale. Il rischio associato con l’ipertensione è superiore se associato ad alti livelli di colesterolo.

Mntre è ampiamente dimostrato che ridurre la pressione arteriosa con opportune modificazioni dello stile di vita e con farmaci, riduce sensibilmente le complicanze e le morti causate da questa malattia.

 

2. Fumo di sigaretta

Sono noti a tutti gli effetti nocivi del fumo: bronchite cronica, tumore del polmone ed aterosclerosi sono i principali.Il fumo aumenta il rischio di arteriopatia periferica, coronaropatia, vasculopatia cerebrale e occlusione di bypass dopo chirurgia arteriosa ricostruttiva. Il fumo è particolarmente pericoloso nelle persone che già hanno un aumentato rischio di patologie cardiovascolari.
Molte sono le sostanze contenute nel tabacco: la nicotina (provoca lo spasmo delle arterie, aumenta la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa), l'ossido di carbonio (si lega ai globuli rossi contrastando il trasporto dell'ossigeno) ed altre sostanze cancerogene. La nicotina e le altre sostanze chimiche derivate dal tabacco sono tossiche per l’endotelio vascolare. Il fumo di sigaretta aumenta le LDL e riduce le HDL, aumenta il monossido di carbonio ematico (e può quindi produrre un’ipossia endoteliale) e favorisce la vasocostrizione delle arterie già ristrette a causa della patologia aterosclerotica. Aumenta anche la reattività piastrinica (ciò può favorire la formazione di un trombo piastrinico) e aumenta la concentrazione ematica di fibrinogeno e l’ematocrito, con un conseguente aumento della viscosità ematica. 
La nocività aumenta proporzionalmente al numero di sigarette fumate: chi fuma 1 pacchetto di sigarette al giorno ha un rischio 3-3,5 volte superiore di andare incontro ad un infarto miocardico rispetto ai non fumatori.
Chi continua a fumare dopo un infarto ha una mortalità 3 volte superiore.
Anche il fumo passivo, ossia quello assorbito indirettamente per la presenza di altri fumatori, è dannoso alla nostra salute.

Uomini e donne sono entrambi suscettibili, ma il rischio può essere maggiore nelle donne.

 

3. Obesità

Alcuni studi hanno rilevato che l’obesità, in modo particolare l’obesità del tronco negli uomini, è un fattore di rischio indipendente per coronaropatia. L'obesita' predispone all'ipertensione arteriosa, all'ipercolesterolemia, al diabete, ecc...

 

4. Anomalie dei livelli di lipidi sierici

Livelli elevati di Colesterolo, dovuti ad alterazioni metaboliche di natura genetica o ed errori nella dieta, predispongono all'aterosclerosi.

In verità va fatta una distinzione tra colesterolo "buono" (o lipoproteine ad alta densità HDL) che svolge una funzione di 'spazzino' nelle arterie (proteggendole dall'ateriosclerosi) e colesterolo "cattivo" (lipoproteine a bassa densità LDL) che, invece, predispone all’aterosclerosi. C’è infatti una diretta associazione fra i livelli di LDL e il rischio di coronaropatia; mentre i livelli di HDL sono inversamente correlati con il rischio di coronaropatia.

I livelli "desiderabili" di colesterolo totale devono essere inferiori ai 200 mg/dl, quelli di HDL-colesterolo superiori a 35 mg/dl e quelli di LDL-colesterolo al di sotto di 130 mg/dl.

I soggetti con valori compresi tra i 200 e i 239 mg/dl sono considerati a "rischio moderato", mentre quelli con valori superiori ai 240 mg/dl, a "rischio elevato".

Le principali cause della riduzione delle HDL sono il fumo di sigaretta, l’obesità e l’inattività fisica. Un ridotto livello di HDL è anche associato con l’uso di steroidi androgeni e composti correlati (inclusi gli anabolizzanti), beta-bloccanti, ipertrigliceridemia e fattori genetici.

Il livello di colesterolo e la prevalenza di coronaropatia sono influenzati da fattori genetici e ambientali (inclusa la dieta). Persone con bassi livelli sierici di colesterolo che si spostano da un Paese a bassa prevalenza di coronaropatia verso un Paese ad alta prevalenza e che tendono a modificare le proprie abitudini alimentari sviluppano elevati livelli di colesterolo con un aumento del rischio di malattia coronarica.

L’ipertrigliceridemia è comunemente associata con l’obesità, il diabete mellito e l’insulino-resistenza; essa sembra costituire un importante fattore di rischio indipendente nelle persone con bassi livelli di LDL o HDL e nelle persone più giovani. Non tutti i tipi di ipertrigliceridemia possono essere aterogeni. Le particelle più piccole e più dense delle lipoproteine a densità molto bassa comportano il rischio maggiore.

 

L'abbassamento del colesterolo, con alcuni farmaci, riduce la mortalità da cardiopatia ischemica e le sue complicanze, sia nei soggetti già affetti da tale malattia (prevenzione secondaria) che in quelli ancora apparentemente sani (prevenzione primaria).
Certamente l'igiene adeguata, sia alimentare (dieta corretta) che fisica (attività motoria regolare) possono evitare, in molti casi, l'assunzione di farmaci.

 

5. Diabete mellito

Nel diabete i livelli di zucchero nel sangue (glicemia) sono elevati (iperglicemia) e se non sono curati bene, con la dieta e con i farmaci, aumentano significativamente i danni delle arterie favorendo lo sviluppo e l'evoluzione dell'aterosclerosi. I diabetici hanno una probabilità aumentata del 50%, rispetto alla popolazione normale, di sviluppare una cardiopatia ischemica.

Sia il diabete insulino-dipendente che quello non insulino-dipendente sono associati con fenomeni aterosclerotici più diffusi e a insorgenza più precoce. Si tratta, infatti, di un diffuso squilibrio metabolico che comprende la dislipidemia e la glicosilazione del tessuto connettivo. L’iperinsulinemia danneggia l’endotelio vasale.

Il diabete è un fattore di rischio particolarmente importante nelle donne e annulla l’effetto protettivo degli ormoni femminili.

Esistono situazioni in cui il livello di zucchero nel sangue è normale a digiuno ma aumenta dopo un pasto normale. Questa situazione, definita come "intolleranza agli idrati del carbonio", è una sorta di pre-diabete che va individuata e controllata con la dieta, La prova che 'slatentizza' questa condizione viene attuata somministrando al paziente una quantità nota di zucchero e controllando, con prelievi di sangue ravvicinati e ripetuti, il livello di glucosio nel sangue (curva da carico con glucosio).

 

6. Inattività fisica

La sedentarietà favorisce l'obesità, l'aumento del colesterolo totale, dei trigliceriti, della glicemia e della pressione arteriosa. Diversi studi hanno associato uno stile di vita sedentario con un aumentato rischio di coronaropatia.

Viceversa l'esercizio fisico regolare e sistematico aumenta l'HDL colesterolo (quello 'buono') e quindi può essere protettivo.

 

7. STRESS

I soggetti più a rischio per eventi coronarici, sono quelli che vivono una tensione emotiva continua, in stato di competizione ansiosa e arrivismo. Tanto più se subiscono frustrazioni (ed è facile che se le procurino) e non raggiungono i risultati di carriera che si sono imposti o lo stato sociale al quale ambiscono.

 

La probabilità di ammalarsi nel corso degli anni, aumenta notevolmente se un soggetto ha più fattori di rischio.

Altri fattori di rischio per la malattia arteriosclerotica sono:

 

Iperomocisteinemia

Elevati livelli ematici di omocisteina, dovuti a una riduzione del suo metabolismo per un difetto geneticamente determinato, possono causare danno all’endotelio vascolare e quindi predisporre o accelerare l'aterosclerosi

Infezione da Chlamydia pneumoniae

L’infezione da Chlamydia pneumoniae o un’infezione virale possono favorire un danno endoteliale e l’infiammazione vascolare cronica, che possono poi evolvere nell’aterosclerosi.